di Nino Amadore
L’intervista. Luigi Rizzolo. Presidente di Sicindustria: «Con semplificazione e infrastrutture la Sicilia può attrarre investimenti. La politica torni a occuparsi di sviluppo e riapra il confronto sulle priorità»
Il Piano Florio nasce per migliorare il rapporto fra imprese e pubblica amministrazione: non solo autorizzazioni e bandi, ma un confronto stabile con le istituzioni per rendere più semplice investire e programmare politiche di sviluppo. È questa la linea indicata da Sicindustria nel dialogo con la Regione, in una fase nella quale le imprese chiedono procedure più rapide, energia competitiva, infrastrutture efficienti e politiche capaci di sostenere giovani e investimenti. A parlare è Luigi Rizzolo, presidente di Sicindustria, l’associazione degli imprenditori aderente a Confindustria in sette province siciliane su nove. «Confindustria dialoga con il Governo nazionale; noi facciamo lo stesso con la Regione, portando le proposte delle imprese associate».
Il dialogo con la Regione ha prodotto risultati?
Sì. Dal mio insediamento, e con maggiore intensità dopo il Piano Florio del novembre 2025, abbiamo avuto un confronto costante con il Governo regionale. Abbiamo contribuito, tra le altre cose, al lavoro su decontribuzione, Super Zes, disciplina delle strutture turistico-ricettive, misure europee e rapporto con Irfis per snellire procedure e accesso agli strumenti finanziari. Un dialogo continuo consente di costruire provvedimenti più aderenti alle esigenze delle imprese.
Oggi quel confronto è cambiato?
Il dialogo con il governo regionale continua e i rapporti con il presidente Renato Schifani e con gli assessori restano improntati alla collaborazione. Tuttavia, è evidente che il clima politico sta entrando sempre più in una fase preelettorale e questo rischia di spostare l’attenzione dalle priorità economiche. Le imprese, invece, decidono ogni giorno su investimenti, assunzioni e mercati: hanno bisogno di tempi certi e interlocutori pienamente operativi.
In quale occasione le cose hanno veramente funzionato?
La vicenda delle aree idonee per gli impianti da fonti rinnovabili e per i sistemi di accumulo Bess. È un tema strategico per investimenti e competitività. Abbiamo seguito il percorso sin dall’inizio, con osservazioni tecniche e audizioni in commissione. Dopo la modifica del quadro nazionale, la nuova fase è partita con un confronto insufficiente. Sicindustria ha chiesto la riapertura dell’iter del Ddl che è tornato in commissione. Non chiediamo di sostituirci alla politica: chiediamo di essere ascoltati quando le norme incidono sulla possibilità di investire.
Quali sono le priorità?
Quelle indicate dal Piano Florio. La prima è la semplificazione amministrativa. Digitalizzazione, innovazione e intelligenza artificiale nelle imprese devono camminare di pari passo con la modernizzazione della pubblica amministrazione. Se una pratica resta ferma per mesi negli uffici, l’investimento tecnologico perde efficacia.
La seconda?
Giovani e formazione. La Sicilia deve trattenere competenze e attrarne altre, trasformando le risorse in lavoro, formazione e sviluppo. Occorrono misure mirate, come una fiscalità di vantaggio per giovani imprenditori e professionisti under 40, con aliquote molto ridotte rispetto al regime ordinario, anche sotto il 10%, per sostenere l’avvio e il consolidamento delle attività.
Che cosa chiedete alla Regione sull’energia?
Una strategia regionale chiara e unitaria che metta insieme tre elementi: gli impianti di produzione e le relative tecnologie, la rete di distribuzione e i sistemi di accumulo e un prezzo vantaggioso per la Sicilia che produce tanto da fonte rinnovabile. Su questo bene sta facendo il presidente Schifani che si sta adoperando per introdurre i prezzi zonali. Le Bess devono essere autorizzabili con procedure snelle nelle aree idonee: senza accumuli, le rinnovabili non garantiscono continuità di fornitura.
Il nodo è anche la rete?
Sì. Produzione, accumuli e rete devono crescere insieme. Serve una rete di trasmissione efficiente, preferibilmente ad anello chiuso e capillare, in grado di distribuire energia dove occorre e integrare nuova produzione. Con una rete Terna adeguata, autorizzazioni lineari e sistemi di accumulo, la Sicilia può offrire energia competitiva, attrarre investimenti, creare occupazione e rafforzare la sicurezza energetica.
Quanto pesa l’Europa?
Molto. Criteri e bandi vanno seguiti a Bruxelles prima che siano definiti, perché spesso rispecchiano modelli produttivi diversi da quelli del Sud. Essere presenti nella fase di costruzione delle politiche evita di subire decisioni poco adatte al nostro tessuto economico.
La task force regionale per l’attrazione degli investimenti può essere utile?
Sì, se diventa operativa rapidamente. La Zes unica è stata ed è un’opportunità, ma gli incentivi e le autorizzazioni uniche da sole non determinano gli investimenti: contano infrastrutture, servizi, energia e aree produttive attrezzate.
A che cosa si riferisce?
Alle aree industriali e al ruolo dell’Irsap. In molte zone servono manutenzione, servizi e infrastrutture più efficienti. L’Irsap, che gestisce asset decisivi per le imprese, ha bisogno di una governance stabile e operativa, non di un commissariamento permanente. Per attrarre investimenti servono responsabilità chiare, decisioni rapide e programmazione.
In sintesi, qual è il messaggio alla Regione?
Mantenere un confronto costante con il mondo produttivo su semplificazione, formazione, energia, infrastrutture e attrazione degli investimenti. Voglio rivolgere un appello al Governo e al Parlamento siciliani: non sprecate il tempo che resta della legislatura pensando solo alla campagna elettorale. La Sicilia non può permetterselo. Oggi, peraltro, ci sono anche condizioni di finanza pubblica favorevoli, legate a una disponibilità importante di risorse e avanzi di bilancio.
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Le imprese chiedono metodo: confronto e tempi rapidi